La mediazione artistica parte dal cervello

La mediazione artistica parte dal cervello

Quali sono le leggi del cervello visivo e come regolano la nostra percezione del mondo che vediamo? La mediazione artistica parte dal cervello.

Shakespeare e Wagner sono stati grandi neurologi in quanto seppero parlare al cervello degli uomini sondando le tecniche del linguaggio e della musica. Gli effetti prodotti della parole di uno e dalla musica dell’altro, furono in grado di commuovere la mente umana di milioni di persone in tutto il mondo, provenienti dalle culture più diverse.

Possiamo intendere quindi, che l’arte abbia sempre in qualche modo “mediato” ovvero stimolato delle parti del nostro cervello che sono le stesse per chiunque, universali.

La mediazione artistica risulta efficace in quanto, così come ci hanno dimostrato sia Shakespeare che Wagner, accede all’organizzazione neurale delle vie visive che suscitano piacere.

Ma quali sono le leggi del cervello visivo e come regolano la nostra percezione del mondo che vediamo?

Secondo Zeki, professore di neurobiologia alla University College di Londra, noi vediamo per acquisire una conoscenza del nostro mondo. La visione come conoscenza del nostro mondo getta un ponte tra attività del cervello e arte visiva, che del cervello è uno dei prodotti più significativi, diventando appunto mediazione artistica.

La mediazione artistica parte dal cervello - MOH - visione arte

Dove si incontrano, quindi, l’arte e la funzione di visione del cervello?

L’arte, cosi come la visione, è una ricerca dell’essenziale, quindi un processo attivo e creativo la cui funzione costituisce un’estensione della funzione del cervello visivo.

La visione, infatti è un processo attivo che richiede al nostro cervello di non tener conto dei continui cambiamenti che incidono sulla nostra visione di un oggetto: angolazione, ora, luce riflessa. Tramite la nostra visione dell’oggetto, per riconoscerlo, stiamo chiedendo al nostro cervello di compiere un’astrazione delle informazioni necessarie che ci servono per riconoscere l’oggetto a prescindere dagli eventi superficiali che lo colpiscono.

Semplicemente, se guardiamo un frutto alle 10 di mattina avrà un colore diverso rispetto alle 10 di sera. Siamo in grado di riconoscerlo in quanto il nostro cervello astrae da esso informazioni che già conosciamo: l’odore, la forma, il colore.

Henri Matisse sosteneva “vedere è già un’operazione creativa che richiede uno sforzo”. Sei d’accordo?


Fonte: La visione dall’interno, Arte e cervello. Semir Zaki, Bollati Boringhieri 2003 e 2007

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